Filosofia Associazione

Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia!
Kahlil Gibran

LUMEN è l’unità di misura della quantità di luce emessa da una fonte che la irradia in modo uguale. Lumen è la luce di una candela.

Ed è proprio questa la filosofia che sta alla base del nostro sogno: una luce che possa illuminare la bellezza autentica del teatro, in tutte le direzioni, un luogo dove la sensibilità risuona e l’entusiasmo si accende; dove potersi mettere in gioco con fiducia e libertà, dove si cerca di portare alla luce le meravigliose possibilità espressive del teatro, dove il caos creativo può essere organizzato in una creazione poetica, dove emozionarsi senza sentimentalismi, dove la qualità cresce con la sensibilità umana e non a suo discapito, dove gli dei del teatro hanno piacere a farsi un giretto, dove …. È un piacere tornare e un po’ triste andare via!

Esiste nell’uomo una luce nascosta che brilla nel buio di uno spazio che non si conosce, che se portata in superficie consente di guardare con occhi nuovi se stessi e gli altri in liberta; a Teatro lo sguardo è indispensabile per raggiungere un’autentica espressione artistica, ripulita dalle ripetizioni meccaniche quotidiane e dalla gabbia del tempo e dello spazio. Un luogo di ricerca dove, al riparo da convezione e logiche mentali ci si possa esprimere con verità: “illuminare” le tensioni ed i cliche’ che bloccano l’essere naturale e ci impediscono di creare immagini diversi da noi.

Il corpo e’ rivelatore di segni, custode di memorie e di slanci in divenire, la trasformazione continua e’ la sua essenza, così come ogni cosa in natura si trasforma liberamente, anche Lumen vuole creare un luogo dove possa esserci disponibilità a mettersi in gioco, curiosità di imparare, generosità nell’aprirsi agli altri, un pizzico di sana follia e continua trasformazione.

Il nostro sogno è celebrare il teatro come sorgente di luminosa bellezza e di immagini, dove perdersi senza tempo, senza nessuna ragione, perdersi forse solo per ritrovarsi diversi ma autentici.

” Tirò fuori il quaderno dallo zaino e si sedette a sfogliare sul marciapiede. I suoi appunti si aprirono casualmente alla pagina degli smeraldi di vetro. C’erano tre schizzi, li aveva disegnati per una storia di fantascienza. E c’ erano alcune note, a margine, che forse avevano qualcosa a che fare con la trama, o forse no. Dicevano che quando sei bambino le schegge di vetro levigate dal mare le chiami smeraldi, da ragazzo le chiami sassi e da vecchio di nuovo smeraldi. Non è regresso, non torni bambino del tutto, e che quelli sono pezzi di vetro lo sai benissimo, solo che decidi tu che cosa farne delle tue visioni una volta che hai scoperto di averle”.

Tratto da “Quel che tiene acceso il tramonto” di Rosangela Percoco.